Comune di Turri

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Cultura

La chiesa di S. Sebastiano
L’unica chiesa esistente oggi a Turri è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Sebastiano. Risale al primo ventennio del 1600. Pregevoli sono il Fonte Battesimale e l’Altare Maggiore, in marmo, realizzati rispettivamente nel 1783 e nel 1786 dal marmista cagliaritano Giovanni Battista Spazzi. Importanti sono inoltre due paliotti di marmo intarsiato a colori vivaci con disegni di rami piegati a cerchio, ornati di grandi foglie, con medaglione centrale. Entrambi del 1725, sono stati realizzati da mastro Pietro Putzu di Cagliari. Uno, dedicato a S. Sebastiano, è collocato nella cappella del Carmine, mentre l’altro, con medaglione raffigurante la Madonna, si trova nella cappella del Rosario. Degno di nota è inoltre il pulpito in legno, realizzato dall’artista Battista Medinas di Cagliari nel 1788, un piccolo gioiello, che da solo merita una visita. La facciata, sormontata da un campanile a vela bifora con luci ogivali, è costruita con conci squadrati in trachite, che, malgrado sia del Seicento, la collocano di diritto fra le chiese romaniche.

Il Monte Granatico
Di fronte alla chiesa sorge una costruzione risalente alla seconda metà dell’Ottocento, sede del Monte Granatico. Esternamente l’edificio ha un pregevole aspetto signorile con decorazioni palladiane sopra l’architrave delle finestre, che denotano l’appartenenza dell’autore alla scuola classicheggiante formatasi in Sardegna in epoca sabauda. Lo stabile, oltre al Monte Granatico ubicato al pianterreno (oggi occupato dal Banco di Sardegna), è stato sede, al piano superiore, per un centinaio d’anni, dell’Amministrazione Comunale di Turri.
Interessanti sono, inoltre, nella facciata nord che dà in via Dante, la campana civica e la porta d’ingresso, ove è curioso notare la presenza di una piccola apertura rotonda, appositamente lasciata perché i gatti potessero entrare liberamente nel magazzino allo scopo di eliminare i topi, sempre comunque presenti nel deposito di granaglie.

I Portali
Le case a corte, tipiche costruzioni delle zone ad agricoltura cerealicola, diffuse in tutta la Marmilla, sono presenti ancora numerose a Turri. Lo schema costruttivo di questa tipologia di casa prevede uno spazio tutto circondato da muri, con dietro l’abitazione un piccolo orto e davanti un vasto cortile, che dà sulla strada con un ampio portale. I più antichi portali di Turri risalgono all’Ottocento, mentre sono numerosi quelli del secolo scorso e qualcuno è addirittura recentissimo del 2000. Questi portali variano in dimensione, materiale utilizzato (ladiri, marne, calcare) e decorazioni, a seconda dell’artigiano che li ha realizzati e delle esigenze o richieste del proprietario, mentre la tipologia assume quasi ovunque la forma di volta ad arco a tutto sesto, per lo più con frontale più alto dei muri circostanti. Esistono comunque anche diversi portali architravati, privi di motivi decorativi, ma certamente interessanti e suggestivi quanto quelli archivoltati. Nel campidanese parlato nella nostra Marmilla, quello che Wagner definisce rustico, is portalis diventano is pottabis.

Su ponti e s’arrieddu
Quando, alla fine dell’Ottocento, fu progettata e costruita una nuova strada all’interno del paese, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, segmento allora della strada Tortolì-Oristano, per superare s’arrieddu, al centro del paese, fu costruito un ponte. S’arrieddu, all’epoca, trasportava le acque piovane, che, provenienti dalla campagna, allagavano il vicinato di Putzobeddas, raggiungeva l’attuale piazza Martiri e continuava poi il suo corso sino al ruscello fuori dal paese. Oggi, a seguito della bonifica del 1926, non esiste più ed il tratto, largo 2-3 metri, che s’arrieddu percorreva fra le case è diventato una semplice stradina, percorribile solo a piedi.
Il ponte, ad arco ogivale, collega questa stradina alla piazza Martiri, ma non è più visibile dalla piazza, perché sono state aggiunte opere edili, che ne hanno mutato l’aspetto. Recentemente, nel 2002, con l’intervento di ristrutturazione della piazza Martiri, è stata ricostruita la facciata dell’arco, con una riuscita scelta archittettonica che ne ha restituito la visibilità. Una passeggiata, partendo da piazza Martiri, passando sotto su ponti e percorrendo tutta la stradina de s’arrieddu, suggestiva e romantica, merita veramente di essere fatta da chiunque voglia immergersi nell’atmosfera del passato storico di Turri.

Il Cimitero monumentale di S. Elia
Alla periferia est del paese si trova il Cimitero di S. Elia, cimitero dichiarato monumentale nel 2004, dopo oltre 50 anni dall’ultima sepoltura avvenuta nel settembre del 1950. Si tratta di un piccolo cimitero, che era contiguo alla chiesetta di S. Elia, l’antichissima chiesa parrocchiale di Turri, sorta in epoca bizantina ed oggi completamente distrutta. Di questa chiesetta rimangono una grossa pietra scavata, ritenuta l’antico Fonte Battesimale, e, secondo la tradizione orale, la pavimentazione ricoperta da uno strato di terra, sedimentazione delle macerie. La particolarità del Cimitero, ove i monumenti funebri presenti sono opera di artigiani locali, risiede nella sua forma poligonale a cuore rovesciato e nella suddivisione dello spazio cimiteriale in tre settori. Il primo era riservato inizialmente alla sepoltura dei non battezzati e successivamente venne esteso a tutti i bambini; il secondo, che occupa la maggiore estensione, accoglieva le sepolture dei battezzati; il terzo, ove sorgeva la chiesetta, rimaneva privo di sepolture, con un piccolo spazio, terra non benedetta, riservato ai miscredenti, ma mai occupato da tombe.

La Mostra degli Spaventapasseri (Is Mustaionis)
La prima domenica di settembre si svolge a Turri la Sagra del Melone. La coltivazione del melone in asciutto è tipica di Turri e di altri paesi della Marmilla. Questo melone coltivato con metodi naturali, acquista un aroma ed un gusto particolari, inconfondibili, di elevato valore gastronomico. Si tratta di una varietà di melone tardivo, che si conserva bene a lungo per tutto l’inverno. In occasione di questa sagra viene organizzata una Mostra-Concorso degli Spaventapasseri. Negli orti di melone, infatti, ogni anno vengono ancora collocati numerosi spaventapasseri, che continuano a svolgere con successo la loro tradizionale opera di guardiani. Ogni produttore presenta al concorso un proprio spaventapasseri, costruito con paglia e fieno e vestito con abiti usati, secondo la tradizione sarda. Tutti gli spaventapasseri, il giorno della sagra, rimangono esposti in piazza Pertini dall’alba al tramonto, a disposizione dei turisti che accorrono ogni anno sempre più numerosi per farsi fotografare simpaticamente abbracciati con gli spaventapasseri.

I Nuraghi
Oggi un solo nuraghe, quasi completamente distrutto, in località Planu Saduru, è intieramente in territorio di Turri. Tutti gli altri nuraghi delimitano i confini del salto di Turri con i paesi limitrofi: con Pauli Arbarei il nuraghe Su senzu, con Ussaramanna i nuraghi di Sirissi e Cabonu, con Setzu il nuraghe di Setzu. Nessuno di questi nuraghi è stato fatto oggetto di scavi, se si eccettuano quelli abusivi dei tombaroli.

Aggiornato il: 7 maggio 2012
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